Timor Est. Indipendenza di sangue

Per oltre vent'anni, gli abitanti di East Timor (800mila persone, in maggioranza cattolici) hanno combattuto per l'indipendenza e per la libertà, da quando nel 1975 i portoghesi abbandonarono la loro colonia, e le truppe dell'esercito dell'Indonesia - la nazione islamica più popolosa al mondo - invasero l'isola, dichiarandola ventisettesima provincia della Repubblica di Indonesia. E per più di vent'anni la comunità internazionale si era semplicemente disinteressata di quanto avveniva a East Timor, anche se l'ONU non aveva mai riconosciuto la legittimità dell'annessione. 

"Sparano. Ci stanno proprio sparando addosso, non ce l'hanno con nessun altro, ce l'hanno proprio con noi.

Ci siamo tutti buttati dietro il muretto, istintivamente. Il fotografo, Massimo Sciacca, dell'Agenzia Contrasto, il collega Maurizio Blondet di Avvenire e io. Le nostre amiche suore, più abituate a queste situazioni e sicuramente più lucide (e coraggiose) di noi, ai primi colpi si sono barricate con i bambini e le donne dentro l'edificio dove ospitano una cinquantina di rifugiati. Noi siamo rimasti fuori, dietro il muretto."

 In quasi venticinque anni di guerra civile tra i miliziani filo-indonesiani e gli indipendentisti del Fretilin (Frente Revolucionária do Timor-Leste Independente) guidati dal leader carismatico Xanana Gusmao, la sanguinosa repressione attuata da Giacarta oltre a carestie e malattie ha causato - secondo fonti umanitarie e religiose - quasi 250mila morti, in un territorio che non raggiunge neppure i 15mila chilometri quadrati. Quasi un terzo dell'intera popolazione sterminata. In proporzione, un primato mondiale, terribile e raccapricciante